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Memorie di Famiglia e le Scuole

La trasmissione non è qualcosa di ovvio e pone una serie di interrogativi: in che modo trasmettere, da che età un bambino può recepire un evento di tale drammaticità e, soprattutto, quali sono gli eventi che vanno raccontati?

Da una semplice esperienza familiare abbiamo pensato che la lettura delle memorie dei propri nonni possa essere un primo approccio agli eventi bellici; il vissuto dei famigliari può essere un inizio e l’occasione per generare nuove curiosità e domande che avrebbero aperto il dialogo tra le generazioni.

L’ingresso di “Memorie di famiglia” nelle scuole ha dimostrato che il vincolo familiare è molto importante per il meccanismo che porta a scoprire e stimolare il dialogo intergenerazionale, ma altrettanto importante deve essere il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di giovani che dai nostri documenti, dalle nostre storie e dalla loro lettura entri nella microstoria; capisca che gli ebrei che sono stati espulsi dalle scuole, deportati nei campi, si sono dovuti nascondere, che erano individui, con un’identità, delle aspirazioni e dei desideri comuni ai loro coetanei; ciò per comprendere la drammaticità dell’ingiustizia vissuta da un’intera generazione e la pericolosità delle ideologie che non garantiscono l’esercizio dei diritti democratici.

Il Pitigliani con questo progetto è pronto a sperimentare e dar voce a diversi meccanismi idonei ad elaborare e diffondere documenti o scritti che assolvano alla funzione del “ricordare”, dando voce alle “Memorie di famiglia”.

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